mercoledì, 10 ottobre 2007

Ghiaccio e Fiamme

Nadeje e la sua ciurma avevano raggiunto l’isola del rituale nelle prime ore della mattina. Soltanto la giovane druida (giovane d’aspetto, poiché il bacio della non morte l’aveva preservata in tutta la sua bellezza ed eleganza Aventi per oltre due secoli) era però scesa a terra. Queste erano state le istruzioni di Calypso: aspetta al centro i ritualisti di cui dovrai servirti; segui i comandamenti e riporta in vita Davy Jones. Soltanto lui ha la vera soluzione dell’enigma.

Per quanto Nadeje non amasse la Dea, soprattutto dopo che questa le aveva donato una vita che la vampira avrebbe preferito non riavere, aveva obbedito e, ormai da molte ore, se ne stava seduta accanto agli arbusti che aveva incasellato in un piccolo fuoco. Vestiva un’armatura in pelle di squalo, che i riflessile sole rendevano di un blu scintillante e lucido; i capelli, biondi e morbidi, le ricadevano sulle spalle incorniciandole un viso fine e molto chiaro, illuminato dagli occhi azzurri e sul quale si accendeva il rosso delle labbra carnose.

Un Aventi era del tutto simile ad un umano, fatta eccezione per le sottili fenditure che i primi avevano sul collo: branchie. Essendo creature del mare, gli Aventi potevano respirare sott’acqua ed erano degli ottimi nuotatori. Nadeje, oltre a tutto questo, era anche un ottimo pirata, Capitano della Whaydah e principessa di Nocturnus, capitale non morta, sorta due secoli prima grazie all’intraprendenza di suo marito: il Principe Lorcan Veisha.

A quei tempi aveva conosciuto Davy Jones, ci aveva navigato assieme ed aveva fatto parte della spedizione in ricerca del tesoro di Astor III.

Nadeje amava il mare e i suoi pericoli, ma il modo in cui la Dea l’aveva sottratta alla sua placida immortalità, scaraventandola in una missione di cui lei avrebbe volentieri fatto a meno, l’avevano portata a considerare il ricongiungimento con Jones come una sciagura senza pari.

Eppure avrebbe dovuto assecondare i voleri della Divinità. Almeno fino a quando questa non si fosse ritenuta soddisfatta, restituendole ciò di cui l’aveva privata.

Il fuoco scoppiettava allegramente, levandosi in tante lingue protratte verso il cielo. La legna ardeva, si tingeva di rosso, poi si spezzava, cadendo nella sua stessa cenere, all’interno del circolo di pietre che la ragazza aveva messo a protezione. Poi una lingua si innalzò più delle altre. Nadeje aggrottò la fronte, si alzò in piedi e valutò la situazione da una distanza maggiore.

Era come se il fuoco si stesse magicamente ingrossando, aumentando alla radice e gonfiandosi in una forma singolarmente definita.

Un corpo… due braccia… e poi gli occhi: tizzoni ardenti di un giallo abbagliante.

Un elementale di fuoco.

- Cosa diavolo…?- imprecò Nadeje sospettosa, ma la voce della manifestazione parlò sovrastandola prepotentemente.

- Sei Colei che dovrà affrontare il Rituale per la Dea?- domandò profondo.

- Sì, così pare…- rispose lei, ammorbidendo la pronuncia a causa del suo accento francese.

- Sono io il Custode dei comandamenti- dichiarò l’elementale- Per entrarne in possesso, dovrai dimostrare di esserne all’altezza.- Nadeje sospirò e roteò gli occhi con impazienza.

- Ti pareva…- commentò sarcastica. L’elementale non le diede tempo di reagire: strinse i pugni incendiari, colpendola in pieno e scaraventandola lontano. Nadeje accusò il colpo, ma fu in piedi in un baleno e, prima che l’avversario potesse abbandonare il circolo di pietre, veleggiando nella sua direzione, lei aveva già impugnato i giavellotti, carichi dell’energia tempestosa e, a protezione, aveva richiamato l’aiuto in un possente elementale d’acqua.

La nuova creatura, più piccola dell’avversario, ma disposta a sacrificarsi per la sua padrona, si scagliò all’attacco. Fuoco e acqua, gli opposti in guerra. Uno scintillio di energia avvolse la loro lotta; schizzi incandescenti spruzzarono a raggiera, bagnando Nadeje e ferendola con il loro calore.

- In nome dell’elemento che mi protegge, io ti invoco!- gridò lei serrando i pugni. Il cielo si oscurò ed una nube grigia andò ad addensarsi sulla sommità dell’elementale nemico. Cadde una pioggia di giaccio, come se d’improvviso l’inverno fosse sceso sull’isola. Il mostro gridò e la sua fiamma, indebolita dalla scarica polare, si affievolì, morendo a poco a poco.

- Non ridi più, eh…- esultò la druida fra i denti- Vediamo se questo basterà a farti abbassare la cresta!- e, così dicendo, richiamò a se un secondo elementale d’acqua, che si unì fulmineo alla lotta, soppiantando il primo, ormai troppo debole per proseguire.

La furia non si placò e i due elementi continuarono a darsi battaglia, mentre dal cielo tonante, la tempesta di ghiaccio proseguiva incessantemente, domando le fiamme e ricoprendo il terreno di grandine e pioggia…

Dairon si è ubriacato di rum alle 15:18
xxx isola misteriosa 05 xxx
xxx commenti (3) xxx



++++++++++++++++++++++++++



La Chiave

Capelli chiari, fulgidi, dai riflessi color del mare sotto l’effetto di un sole portentoso; occhi sottili, azzurri come il cielo, attenti e sensuali. Con la corazza di scaglie argentate che copriva la toga bianca, ed il bastone stretto nell’affusolata mano, Lora, sacerdotessa di Calypso, avanzò verso quello a cui la Dea aveva deciso di porla dinnanzi.

La ragazza non s’era trovata su quell’isola per caso, del resto, nessun uomo comune avrebbe potuto, poiché quella terra emanava energia divina…

Non c’era foglia, o arbusto, che non ricordava la scintillante forza di un volere superiore; questo, mentre camminava, facendosi largo tra i cespugli verdi, Lora lo sapeva bene. Pregò dunque la Dea affinché le inviasse un segnale di presenza.

E il segnale arrivò in un comodo viale che la sacerdotessa scovò qualche minuto dopo. Stretto e sinuoso serpeggiava sul terreno, aprendosi varchi nella vegetazione fitta, che ben poco s’addiceva all’eleganza mostrata dalla visitatrice.

Tutto così sembrava procedere per il meglio, fino a quando, il sentiero si raggiunse l’imboccatura di una grande caverna, fitta di stalattiti che ricordavano i denti acuminati di qualche bestia rara.

Sconcertata, Lora si fermò a pensare. La via era un chiaro segno di benevolenza divina, ma come poter fidarsi di un percorso così oscuro? Nonostante i dubbi, decise di tentare la sorte ma, dopo alcuni passi, vedendosi ingoiata dal buio freddo della caverna, pensò bene di riemergere e tentare un’altra strada.

Passò molto tempo. Lora vagò per l’isola, ma senza ottenere risultati. Cominciò quindi a pensare che forse, quella caverna, sarebbe stata l’unica via per raggiungere quel che stava cercando: il centro.

Fu il rumore di terra rivoltata che la destò dai reconditi pensieri: dinnanzi a lei, vicino alla grotta che credeva essersi ormai dimenticata alle spalle, un bambino, magro, sporco e selvaggio, stava freneticamente picconando il suolo, mormorando parole a mezza bocca.

Non senza titubanza, Lora avanzò di qualche passo, ma il piccolo, che non avrebbe potuto avere più di sei anni, non la notò nemmeno; continuò invece a lavorare, ripetendo:

- Mi serve l’acqua… mi serve l’acqua… l’acqua…-

Meravigliata dalla strana visione, la sacerdotessa si annunciò con un leggero colpo di tosse. Il bambino levò gli occhi, bui, come il cuore della grotta. La guardò un momento, rimanendo in silenzio, poi scattò:

- Che vuoi?-

- Ciao, che cosa stai facendo?- farfugliò Lora spiazzata.

- Non lo vedi da te? Sto scavando nella pietra in cerca d’acqua.- fu la risposta. Lora allungò il collo ed aguzzò la vista, ma più si concentrava e più si rendeva conto che, lì dove il bambino stava colpendo non v’era altro che terra.

- Ma qui non ci sono rocce.- gli fece notare; quello la guardò stupito.

- Ma dico, sei cieca?- esclamò- Sono proprio qui, non le vedi?!- ed indicò il cespuglio più vicino.

- No, mi spiace…- mormorò Lora.

- Non ti dispiacere. Lasciami in pace, mi stai facendo perdere tempo! Devo trovare il fuoco, perché sennò la mia famiglia rimarrà senza cibo!-

La sacerdotessa aggrottò la fronte: non aveva detto di star cercando l’acqua?!

- Scusa ma…- balbettò.

- Cosa vuoi? Mi lasci in pace?!- sbuffò il ragazzino- Guarda che se non te ne vai ti ammazzo con questo piccone, hai capito?-

- Senti… va bene- rinunciò l’altra- Io ti lascio in pace, ma tu puoi dirmi come si fa a raggiungere il centro di quest’isola?- Il bambino la scrutò in silenzio, statuario, con il piccone appoggiato a terra e l’altra mano sul fianco.

- C’È IL SENTIERO!- strillò all’improvviso; Lora trasalì.

- Sì, lo so che c’è il sentiero, ma c’è anche una caverna!- si infervorò.

- Ebbene, passa nella caverna e non disturbarmi più! Devo prendere la pietra per far la casa alla mia famiglia!-

Prima l’acqua, poi il fuoco e adesso la pietra; ormai era chiaro che quel bambino avesse dei problemi mentali, perciò Lora non vi prestò ascolto: senza obbiettare, continuò a chiedere:

- Cosa c’è in quella grotta?-

- Dico, sei scema?- sbottò l’altro, inarcando le sopracciglia- C’è il sentiero che cerchi!-  anche Lora inarcò le sopracciglia, evidentemente stufa di quella farsa.

- E non c’è nient’altro?- domandò.

- C’è il cancello per uscire, ma io ne sono a guardia e non ho intenzione di farti passare.-

Dunque aveva una ragion d’essere quel piccolo ingombro!

- Perché non vuoi farmi passare?- chiese gentilmente Lora.

- Perché sei antipatica e non mi aiuti a salvare la mia famiglia!- fu la risposta.

- Facciamo così… tu mi aiuti a passare ed io creerò per te roccia, acqua e fuoco!- Il bambino valutò un momento l’offerta e alla fine accettò.

- Coraggio, entriamo!- sorrise; la sacerdotessa ringraziò Calypso per averla finalmente portata ad un risultato.

I due penetrarono nella grotta e, silenziosamente, ne percorsero il tunnel principale. Faceva freddo lì dentro e l’umidità si attaccava alla pelle e ai vestiti, condensando sulle scaglie della corazza di Lora.

Infine giunsero all’imboccatura di una stanza. Era larga e molto alta e dalla parte opposta c’era un cancello nero, irto di spine e rosoni a forma di teschio.

- Eccoti arrivata.- concluse il bambino, indicando la camera.

- Grazie, piccolo!- esclamò Lora.

- Non preoccuparti per la ricompensa, non mi serve più-

- Ah no?- Tanto meglio, pensò la donna, poiché non avrebbe proprio avuto idea di come cavarsela con la pietra!

- Allora che fai, non vai?- la spronò il ragazzino. Lora fece per mettere piede nella stanza, ma il fiato le si mozzò in gola e il cuore perse un colpo.

- MA SEI MATTO?!- strillò balzando all’indietro: proprio lì, oltre l’entrata, uno scorpione di dimensioni immonde sonnecchiava beato, interdicendo il passo verso la via d’uscita.

- Che vuoi, te l’avevo detto che c’era il guardiano- si difese il bambino.

- No, TU dovevi essere il guardiano!- sbraitò Lora esasperata. Cosa fare? Come fare? Non poteva certo scagliarsi in una lotta contro quel mostro mastodontico!

- Ed io infatti l’ho guardato!- esclamò la peste con una smorfia- È inutile che mi guardi così… hai bisogno di lui…- Lora roteò gli occhi.

- E sentiamo, perché dovrei averne bisogno?- sbottò; il ragazzino le rivolse uno sguardo di puro sdegno.

- Perché per aprire il cancello hai bisogno della chiave- rispose, con la tranquillità che avrebbe usato per presentarsi ad uno sconosciuto.

- Una chiave?- ripeté la donna serrando il pugno attorno al suo bastone- Ora ho anche bisogno di una chiave!-

- Certo… non avrai mica pensato che il cancello sarebbe stato aperto…- E, così dicendo, infilò la mano nella tasca dei pantaloni sudici e ne tirò fuori una piccola chiave luccicante. L’incredulità di Lora raggiunse picchi estremi.

- Quella chiave?- chiese indicandola; il bambino annuì.

- Certo.- rispose.

- Allora, me la puoi dare?-

- No.- negò lui- Se la vuoi, devi andare a prendertela nella pancia dello scorpione- dichiarò solenne.

- Ci risiamo…- sospirò Lora passandosi stancamente una mano sul volto. Che senso aveva tutto ciò?!

- Come faccio a prenderla dalla sua pancia, se ora ce l’hai in mano tu?- chiese disperata.

- È ovvio: prima devi uccidermi- La serenità con cui lo disse fu più dolorosa di una staffilata.

I due si guardarono, lei spaventata, lui con calma innocente.

- Non scherzare…- lo avvertì lei lentamente- ciò che devo fare è troppo importante… ti ucciderei davvero…-

- Non puoi non farlo! Devi prendere la chiave dallo stomaco dello scorpione!- esclamò il bambino e, detto ciò, spalancò la bocca ed ingoiò il piccolo oggetto.

- FERMO COSA FAI??- protestò Lora sconvolta; il ragazzino montò un sorriso smorfioso, con cui rimase fermo a fissarla.

Era tutto troppo illogico: pochi metri la separavano dalla via di fuga e quel moccioso le stava dando del filo da torcere! Ma la soluzione doveva esserci… lui era il guardiano della grotta e la chiave stava nello stomaco dello scorpione. Se Lora avesse ragionato con la logica dell’assurdo, forse ne sarebbe potuta venire a capo…

La chiave era nello stomaco dello scorpione…

Il bambino l’aveva mangiata…

Se avesse ucciso il bambino, avrebbe ottenuto la chiave…

Il bambino era il guardiano…

Lo scorpione era il guardiano…

Il bambino era lo scorpione!

- Siete la stessa cosa!- esultò Lora sgranando gli occhi; l’altro non rispose, ma continuò a fissarla sorridendo.

- Senti… io ho bisogno di quella chiave…- dichiarò seria- Cerca di capirmi, io devo…-

- Uccidimi- la invitò lui dolcemente. La sacerdotessa provò una fitta al cuore. Non aveva scampo… doveva colpire…

- Perdonami…- sussurrò.

- Non preoccuparti- le sorrise lui.

Lora chiuse gli occhi, estrasse il pugnale e…

Il sangue schizzò a fiotti, bagnò la tunica bianca e sporcò la pelle chiara. Il bambino morì senza emettere un fiato, fisso in quel sorriso disarmante, che lo accompagnò fino alla fine, restando anche dopo l’ultimo respiro.

Nella stanza invece, il grido stridente dello scorpione echeggiò sulle pareti, rimbalzando dolorosamente sui timpani della sacerdotessa provata. La bestia si accasciò a terra, prese a dimenarsi, soffrendo e gemendo, finché la morte non sopraggiunse, lasciandolo inerme, sanguinante e… immobile.

Era finita. L’orrido atto era stato compiuto. Lora riaprì gli occhi e guardò infelice le due vittime. Evitando il volto del bambino, si piegò sul suo addome e ne squarciò la carne. Con la mano entrò nelle viscere, vi frugò dentro, trattenendo i conati di vomito, e finalmente ottenne la bramata chiave.

Libera! In breve quell’incubo avrebbe fatto parte del suo passato. Superò lo scorpione, raggiunse il cancello e penetrò nella serratura. Quella scattò senza problemi, facendo spalancare le porte.

- Ehi!- esclamò una voce, non appena Lora fu al sicuro dall’altra parte. La sacerdotessa si voltò di scatto: il bambino era in piedi, pulito e raggiante, come se alcun coltello l’avesse mai colpito.

- Sei stata brava!- rise- Nessuno c’era mai riuscito fino ad ora!-

- Piccola peste…- sussurrò lei stringendo le sbarre del cancello; e intanto la felicità di vederlo ancora vivo le riempì il cuore.

- Vai, cosa aspetti?! Il centro sta lì vicino!- la spronò il piccolo.

Fu un addio. Lora uscì dalla grotta, che scomparve alle sue spalle, come se non fosse mai esistita. Davanti, la meta raggiunta.

E anche…

Dairon si è ubriacato di rum alle 14:33
xxx isola misteriosa 04 xxx
xxx commenti xxx



++++++++++++++++++++++++++



giovedì, 20 settembre 2007

Il Dado è Tratto

Di tante missioni che il piccolo Gnomo Jadlehott O’Kierdan aveva accettato, quella sembrava veramente la più assurda. Cosa mai avrebbe potuto trovarci un governatore come Beckett nell’incontro di un gruppo di pirati su quell’isola dimenticata dal mondo?? Eppure era proprio così: era stato mandando in veste di infiltrato, e pure pagato bene! Non sarebbe stato solo: tra i bucanieri avrebbe incontrato un suo gemello, che però faceva rapporto a ben altro tipo di superiore; il Re.

In realtà, il piccolo uomo non aveva accettato l’incarico per fedeltà all’Inghilterra, piuttosto s’era trattato di un notevole senso dell’avventura, nonché degli affari: il lavoro, come il fiuto gli suggeriva, gli avrebbe portato una buona dose di guadagno!

Con questi profumati pensieri, Jad si lasciò la spiaggia alle spalle, dove il sole stava dando i suoi ultimi bagliori, per inoltrarsi nella magica foresta, che nel frattempo stava ingoiando Syrio e il soldato Tom. Perdendosi, proprio come i primi due, ed accorgendosi di quanto ormai la notte fosse calata, lo Gnomo decise di arrampicarsi su un albero e sonnecchiare, in attesa del mattino. Non si fidava affatto di quel terreno avviluppante, per questo motivo aveva scelto, come giaciglio, il ramo più alto che vi fosse in circolazione!
Dovevano essere passati poco più di dieci minuti quando un bisbiglio svegliò Jad. Proveniva paurosamente dallo stesso ramo sul quale s’era addormentato ed oltretutto, sembrava singolarmente vicino.
- Chi è là!- scattò l’avventuriero; nel buio, proprio davanti a lui, luccicarono due pietre celesti, lì dove, una creatura normale, avrebbe potuto avere i suoi occhi.
- Ciao!- esclamò ancora la voce, stavolta più acuta, come quella di un bambino allegro. Per nulla soddisfatto dell’intonazione, seppur amichevole, Jad indietreggiò contro la corteccia, minacciando:
- Resta lì, non ti muovere! Chi sei?- In risposta ricevette un sospiro contrariato.

- Insomma, possibile che non mi riconosci? Eppure ti vanno parlando di me da una sessantina d’anni!- sentì esclamare.
- Io non ti conosco!- ribadì Jad.

- Scommettiamo che invece mi conosci eccome?-
- Mostrati!-
Detto fatto: da uno sfavillio biancastro, si materializzò la figura di un altro Gnomo, con la pelle candida, i baffi color oro rivoltati all’insù ed un panciotto costellato di gemme che rilucevano in bagliori colorati.

- Allora?- ripeté il nuovo arrivato; Jad lo squadrò cinico e rispose:
- Continuo a non conoscerti…-

- Uffa…- sbuffò l’altro incrociando le braccia- Sono il tuo Dio! Garl Glittergold!- A sentire quelle parole, Jad scoppiò in una risata frenetica, che non sembrò far piacere all’altro Gnomo.

- È vero! Che, non mi credi?- s’impettì.

- No!- esclamò lui.

- La vedi questa scarpa?- lo Gnomo alzò il piede, mantenendosi in equilibrio sull’altro e mostrando una scarpetta con fibbia di rubino- Ci ho… schiacciato un Tarrasque!-

- E la vedi questa scarpa?- rilanciò lesto Jad, alzando il suo piede- Ci ho schiacciato… una formica! Proprio ora!-

L’altro Gnomo ingoiò la sconfitta, ma non si arrese.

- Lo sai, hai proprio una bella faccia tosta!- lo accusò.

- Grazie, ma anche tu non sei da meno!- fece Jad, irritato- E adesso, se non ti dispiace, vorrei dormire, quindi.. sparisci dalla circolazione, grazie.-

- Come vuoi.- rispose l’altro e, così come era apparso, scomparve nel nulla.

Jad masticò qualche insulto, dopodichè, troppo stanco per continuare, riprese la sua comoda postazione e si appisolò. Non passarono cinque minuti che un grido del tipo:
- BU!-

- CHI È?!- strillò svegliandosi di soprassalto; accanto a lui c’era Garl che rideva a crepapelle.

- Senti tu… stupido…-

- Ma dai, è stato divertente!-
- Assolutamente no!- sbraitò- Vattene, fammi dormire in santa pace!- Per tutta risposta, Garl si accomodò sul tronco, incrociando le gambe e rispondendo:

- No. Anche perché, senza di me non andrai lontano dentro questo posto…-

- Che vuoi dire?- si interessò Jad; Garl valutò se continuare, o prendersi una rivincita, ma alla fine dichiarò:
- È una foresta illusoria, non lo vedi? Ed io, come tu saprai, sono il mago delle illusioni…-

- Sì, d’accordo… insomma, cosa devo fare per raggiungere il centro di questo dannato posto?- domandò spazientito Jad.

- Eh… mica posso venirtelo a dire così… d’altra parte sono un Dio, dovrai pur superare una prova per ricevere la mia buona disponibilità!-

- Sai che ti dico,- scoppiò Jad- Non mi interessano le tue informazioni! Dio o non Dio, vai via e fammi dormire!-

- Sicuro?-

- Certo!-

- Facciamo così, vincimi ai dadi ed io, non solo ti darò l’informazione, ma ti regalerò anche qualcosa di molto prezioso!- In vista di questa evoluzione, Jad si fermò a riflettere: gli piaceva tantissimo giocare ai dadi e si reputava un grande giocatore. Sarebbe stato un gioco da ragazzi battere quel ciarlatano!

- Accetto!- esclamò.

Dopo le prime due partite però, dovette ammettere che Garl fosse veramente un osso duro: non solo continuava a vincere, ma riusciva persino a…

- Ehi! Hai cambiato il mio tiro!-

- Sei tu che non vuoi credere ai miei poteri…- soffiò lo Gnomo ispezionandosi le unghie.

- Sei solo un bravo illusionista… se fossi un Dio sapresti… creare un bastoncino infinito di liquirizia!-

- Detto fatto!- fece Garl e dalla bocca, cominciò a tirar fuori ciò che Jad gli aveva indirettamente richiesto.

- Non posso crederci…- balbettò ad occhi sgranati- Quella lì è vera liquirizia??-

- Sicuro! Puoi assaggiarla se vuoi!-

- Oh, mio Dio, perdonami!- gridò Jad buttandoglisi ai piedi- Come avrei potuto riconoscerti? Come avrei potuto pensare che non fossi un’illusione! Questo posto è talmente contorto!-

- Non ti preoccupare, ragazzo, tu mi stai proprio simpatico e mi hai fatto divertire!- affermò il Dio arrotolandosi i baffetti- Per questo, penso proprio che ti darò le informazioni che cerchi e anche…- frugò nel taschino della giubba e ne tirò fuori un dado di smeraldo, con i numeri segnati da minuscoli diamanti.

- Ti piacerebbe avere un dado del Dio del bluff?- gli domandò; Jad aveva la bava alla bocca e gli occhi scintillanti.

- Sì!- squittì estasiato.

- Bene! Te lo regalo!-

- Davvero?!-

- Ho mai detto bugie?-

- Beh…-

- Quisquilie! Bando alle ciance, non vedi che la tua radura è proprio lì?-

- Dove?-

- Lì!-

Jad voltò la testa ed effettivamente scorse ciò che prima non c’era: il centro disboscato dell’isola.

- Oh, grazie Garl, grazie di cuore!- esclamò.

- Figurati, dovere di un Dio aiutare i bisognosi!- ammiccò Garl- Vai adesso e in bocca allo Gnomo!- dopodichè scomparve in uno scintillio di pietre preziose, che svanirono prima di toccare terra.

Con la testa tra le nuvole e l’animo al settimo cielo, Jadlehott saltò giù dall’albero e marcò verso la radura.

Niente avrebbe potuto farli dimenticare quell’incontro. Niente… nemmeno…

Dairon si è ubriacato di rum alle 21:14
xxx isola misteriosa 03 xxx
xxx commenti xxx



++++++++++++++++++++++++++



Il Vecchio Assetato

Nello stesso momento, in un punto diverso dell’isola…

Tom vide la nave che lo aveva salvato riprendere la sua navigazione. Fu terribile quanto innaturale ripensare a quel che gli era capitato: la morte, il silenzio e poi… di nuovo la vita, chissà come, chissà perché. E la donna bruna, che un tempo si era fatta faceva chiamare Tia Dalma. Era stata lei a dirle di farsi lasciare su quell’isola, di raggiungerne il centro e di guardare oltre la siepe, dove avrebbe trovato le risposte a molte delle sue domande.

Con l’animo pronto ad affrontare ogni situazione, Tom, il giovanissimo guerriero addestrato a proteggere la vita altrui, facendo scudo con la propria, marciò verso la foresta senza badare a quanto pesasse l’aria gelida, pregna di magia.

La comodità lui non l’aveva mai conosciuta: instancabile, temprato dalla vita, camminava portandosi addosso chili di pesante armatura, fatta di scaglie di ferro, brillanti, lucide e praticamente perfette.

Anche lui, come stava facendo Syrio, si accorse presto di non sapere come raggiungere il luogo dell’incontro. Nei suoi spazi non c’erano viscidi serpenti, né Arpie assetate di sangue; piuttosto, il rantolo di un uomo catturò la sua attenzione.

- Acqua… acqua…- balbettò la voce; Tom si precipitò a porgere soccorso e, appoggiato con la schiena al tronco di una palma, trovò un vecchio, magro e sporco, tremante, visibilmente martoriato dalle intemperie.

- Cosa vi è successo?- gli domandò subito, ma quello continuò a chiedere dell’acqua finché il suo desiderio non venne esaudito.

- Oh, grazie a Dio sono salvo!- esclamò dunque gettandogli le braccia al collo- Tu mi aiuterai, non è così?-

- Volentieri, se sapessi cosa vi occorre- replicò Tom.

- Sono mesi che vago per questa foresta maledetta- raccontò l’uomo rimettendosi faticosamente in piedi- Mesi in cui tento di raggiungerne il centro ma ogni volta…-

- È come se tornasse al punto di partenza.- completò Tom al suo posto.

- Bravo! Che per caso hai qualcosa da mangiare, giovanotto?- fece l’altro; il ragazzo frugò tra le provviste e gli cedette una razione di prugne secche.

- Queste vi rimetteranno al mondo- gli assicurò.

- Grazie mille, grazie mille, allora, mi aiuterai a raggiungere il centro? Ho un appuntamento importante…-

- Ormai penso che arriverà in ritardo- constatò Tom- Ma non preoccupatevi, farò del mio meglio per aiutarvi!-

- Dio ti benedica, figliolo, Dio ti benedica!- esclamò il vecchio gettandogli le braccia al collo; così si misero in cammino l’uno di fianco all’altro.

Il vecchio riprese in fretta un colorito umano e, con questo, anche una spiccata parlantina che investì prepotentemente le orecchie di Tom. Nel giro di mezzora aveva imparato vita, morte e miracoli di almeno quattro generazioni di quel signore!

- Mi daresti un’altra prugna, ragazzo? Erano davvero buone!-

- Certo… anche se hanno un effetto collaterale…- acconsentì Tom a malincuore. Prima che il vecchio potesse ribattere, un ringhio sommesso li paralizzò entrambi.

- Cos’era?- chiese Tom estraendo la spada e piazzando lo scudo.

- Oddio ragazzo, scappa! Scappa!- urlò il vecchio sgranando gli occhi terrorizzato- È lui! È venuto per ucciderci e mangiarci!-

- Chi và là!- vociò il ragazzo aguzzando la vista. Non ebbe bisogno di tanti sforzi, poiché dal cespuglio uscì presto la fonte di quel ringhio.

- Carne fresca…- commentò con voce carezzevole. Era alto almeno due metri e stava su sue zampe. Coperto di pelo scuro, un collo grosso ed il viso dai tratti canini.

- È un Licantropo, ragazzo! Scappa ti ho detto!- delirò il vecchio precipitandosi a cercare un riparo; Tom però rimase lì, impassibile nel suo coraggio.

- Lasciateci passare- intimò; il licantropo, per tutta risposta, reclinò la testa e rise una risata che parve di più un ululato.

- La foresta è mia e voi appartenete al mio stomaco!- abbaiò e con questo, spiccò un balzo che fece capitolare Tom. Le fauci della bestia si spalancarono, mirarono la carne, ma la pesante corazza fece il suo dovere e protesse il ragazzo. I due lottarono, rotolandosi per terra, finché Tom non riuscì a divincolarsi, affibbiare al lupo un poderoso colpo di spada e guadagnare così la posizione di superiorità.

- Arrenditi!- gli comandò- Arrenditi e lasciaci passare!-

A nulla servirono le parole: il licantropo fece per attaccare ancora, così Tom usò la lama, stavolta per togliere la vita. La bestia ululò per l’ultima volta, gli occhi cremisi si sciolsero in un rosso annacquato, dopodichè si chiusero.

Era stato facile, ma Tom lo sapeva: aveva solo avuto fortuna.

- Ecco fatto!- esclamò guardando in direzione del vecchio signore.

- Che tu sia benedetto, figliolo! E guarda! Ecco la radura!- esultò lui.

- Dove?-

- Lì!- Tom seguì la direzione dell’indice.

- È vero!- strabiliò, tornando a guardare raggiante dalla parte del signore- Come abbiamo…?- ma si fermò, perché di quello, non v’era più alcuna traccia.

- Signore?- provò a chiamare, però si ritrovò solo.

- Che strano…- commentò. Lasciandosi alle spalle l’accaduto, avanzò verso la meta e…

Dairon si è ubriacato di rum alle 19:50
xxx isola misteriosa 02 xxx
xxx commenti xxx



++++++++++++++++++++++++++



Agguato

Con la nave alle spalle che si allontanava dall’isola, e la foresta tropicale che s’addensava davanti a lui, a poi metri dalla chiara sabbia bagnata dal tramonto e dall’acqua placida, Syrio sentì il peso della solitudine di quel luogo. Non s’era recato lì per piacere personale: la sua era stata una missione affidatagli dalla Corona inglese, quindi non si sarebbe certo potuto rifiutare! Proprio al centro di quell’intrico d’alberi, cespugli e liane, si sarebbe svolto un incontro di pirati. Pirati che avevano in mente grandi progetti e che al Re Giorgio dovevano interessare parecchio, per giustificare quanto aveva chiesto al suo agente segreto: sotto il falso nome da bucaniere, Syrio avrebbe dovuto unirsi a quel pugno di manigoldi e, dall’interno, lavorare affinché la Marina venisse regolarmente informata di ciò che stava accadendo. Una cosa era certa: in ballo c’era qualcosa di grosso.

Il giovane, dopo essersi riposato sulla sabbia, s’addentrò dunque nella fitta vegetazione. Al fianco portava due spade: una generosamente abbondante di dimensioni, probabilmente la spada bastarda di una creatura molto più grande dell’attuale proprietario; la seconda, una spada più modesta, ma scintillante di calda energia.

Gli abiti di cuoio lo proteggevano dai rovi, gli stivali lo facevano avanzare con gran rapidità verso il centro, ma ahimé, in breve Syrio si accorse dell’amara verità: quel centro sembrava irraggiungibile. Consapevole del fatto che nell’aria vi fosse una strana forza magica che gli pesava sul petto e lo faceva respirare a fatica, il ragazzo cominciò a ponderare l’idea di continuare le ricerche con maggior cautela.

Era il tramonto quando Syrio aveva era entrato nel labirinto naturale; ora la notte doveva essere calata. O almeno, questo era ciò che sembrava se si alzavano gli occhi al cielo stellato.

Nel tempo che impiegò a vagare senza più avere una meta, probabilmente avrebbe dovuto doppiare l’isola, invece eccolo lì, perso e disorientato in quel che sembrava una scatola senza vie di fuga. Oltretutto, cumuli di serpenti cominciarono a sibilare tra i cespugli, aggiungendo carne al fuoco delle allertate fantasie.

Fu con il gelo nel sangue che Syrio d’un tratto si bloccò. Poco distante da lui, tra le fronde di un cespuglio verde e rigoglioso, si stava nascondendo qualcuno. In seguito ad una lunga e cauta osservazione, il giovane trovò il coraggio di avanzare estraendo le armi e, quando fu abbastanza vicino…

Tirò un momentaneo sospiro di sollievo: quel qualcuno era solamente una statua.

Momentaneamente…

Syrio la osservò nei particolari, ne seguì la linea, praticamente perfetta nelle forme, nelle pieghe dei vestiti e della carne. Aveva un’espressione talmente piena da sembrare viva. Fu proprio questo a metterlo in allerta e infatti, non passò nemmeno un minuto, che dal cielo, una freccia gli sibilò accanto.

Syrio si voltò repentinamente ma, senza riuscire a scorgere nessuno, decise che l’assalitore doveva trovarsi nascosto tra le foglie degli alberi. Dopo un rapidissimo calcolo direzionale, decise di tentare: estrasse la pistola e sparò.

Un grido, seguito dal tonfo sordo di una creatura colpita.

- Ah!- esultò Syrio, stupito del successo. L’essere gorgogliò dal dolore, sollevò lo sguardo e si rivelò per quello che era: una brutta, magra e scarnificata Arpia dal piumaggio vermiglio.

- Muori!- gracchiò nel suo linguaggio, che Syrio però riuscì a capire. Prima che potesse reagire però, un altro rumore lo fece sobbalzare. Stavolta quel che si manifestò fu molto più sconvolgente. Verde e squamosa, probabilmente di sesso femminile. I vestiti, brandelli di pelle cucita da mani inesperte, coprivano parte del corpo, ma non così bene da poter celare ogni cosa. I capelli si agitavano, erano un grosso groviglio di quelli che presto Syrio s’accorse fossero…

- Serpenti?- esclamò. Lo sguardo incontrò gli occhi affilati della creatura e fu l’errore più grande, perché, senza sapere come, il ragazzo si ritrovò con il braccio destro pietrificato.

- Cosa diavolo…?- imprecò. Nel giro di qualche secondo, la situazione peggiorò drasticamente: l’agguato in cui era caduto, lo circondò dai quattro punti cardinali.

Per prima cosa giunsero le frecce dell’Arpia, una raffica che lui riuscì agilmente a schivare, fino a quando una punta non gli si conficcò nella schiena, buttandolo a terra. Da parte delle altre tre creature invece, ricevette sferzate ed occhiate che gli ridussero la gamba destra nella stessa condizione del braccio.

Sembrava la fine, le forse cominciavano a mancargli e allora Syrio decise di tentare il tutto per tutto: dopo l’ultima freccia, che dolorosamente lo colpì a poca distanza dal cuore, cadde a terra e si finse morto. La raffica di colpi terminò all’istante, ma si udì il graffiare sul terreno di artigli che muovevano in sua direzione.

- Che ne facciamo di lui?- domandò una delle creature.

- È morto, siamo sicure?- rispose l’altra, mentre la terza proponeva:
- Infilziamolo meglio, per sicurezza!- L’istinto di Syrio fece il resto: con l’unico braccio funzionante, e l’unica gamba disponibile, il giovane scattò, fece roteare la spada magica e, in un turbine di urla, tentacoli e sangue, sterminò coloro che, fino a pochi secondi prima, stavano decidendo della sua mortale sorte.

Era vivo. Era sopravvissuto. Ancora una volta.

Il giovane si tirò faticosamente a sedere, constatando i danni subiti: una freccia vicino al cuore, una gamba ed un braccio pietrificati ed una brutta ferita dietro la schiena. C’era però una nota positiva: con gli occhi stanchi, gli parve di intravedere la tanto agognata radura. Senza chiedersi come avesse fatto a finirci, dato che, prima dell’incontro,  non ne aveva visto traccia, coprì gli arti bloccati e si trascinò nella sua direzione. Avendo cura di mettere un cespuglio tra lui e l’ignoto, scostò appena le fronde, sporse il viso, scrutò oltre e…

Dairon si è ubriacato di rum alle 19:39
xxx isola misteriosa 01 xxx
xxx commenti xxx



++++++++++++++++++++++++++



Antefatto

Epoca di intensa espansione coloniale. Nel mare dei Caraibi, le rotte di numerosi mercantili sono battute dai pirati  e dalla loro continua ricerca di ricchezze. Il nuovo mondo è talmente vasto che c’è ancora molto spazio per misteri inspiegabili, come la magia, i vascelli fantasma, i non morti, gli dei e i diavoli del mare.

La Dea Ariel, dopo aver relegato Calypso nel corpo umano di Tia Dalma, ha preso il controllo delle acque e sogna di muovere un esercito di non morti contro suo fratello Poseidone, Dio dei mari e della vita. Per far ciò, sfrutta la potenza di Davy Jones, del suo Olandese Volante e la brama di potere di un gruppo di pirati disposto a tutto pur di fare fortuna.

La bella Nadeje, creatura del mare, il perfido Garash, conoscitore esperto delle arti demoniache, Boingo, un ex artigliere della Marina ed il truffaldino Landros, si ritrovano imbarcati nella mercè di una mappa e dei suoi enigmatici indizi.

Aiutati da una nave di misteriosi vampiri, dopo aver fatto fronte a pericolosi tranelli e gravi perdite (come quella dello stesso Jones, caduto a causa della sua stessa avidità di conoscenza), la ciurma di bucanieri riesce ad entrare in possesso del tesoro più grande di tutti i tempi, nascosto a suo tempo dal pirata Astor III: un portale che permette di riversare nel mondo orde di non morti.

È l’inizio di una nuova Era: i viventi rischiano di vedere vampiri e Lich assumere il controllo del mondo. Ariel è finalmente libera di dichiarare guerra a suo fratello. Davy Jones è morto, il gruppo di avventurieri caduto, per aver varcato il portale (ignorando cosa esso fosse in realtà). Solo Nadeje, di cui il capitano vampiro Lorcan Veisha si era nel frattempo innamorato, viene riesumata e trasformata in una creatura della notte.

Ed intanto Calypso, vera Signora degli oceani, incatenata nel suo corpo umano, aspetta con pazienza il momento per abbracciare di nuovo la sua libertà.  

Dairon si è ubriacato di rum alle 19:36
xxx antefatto xxx
xxx commenti xxx



++++++++++++++++++++++++++



D e s c r i p t i o n

 Il mio profilo ContattamiNadejeDelM...
 Il mio profilo ContattamiDairon
Il mio profilo ContattamiLAnDROs

C o u n t e r

Hanno fatto porto *loading* pirati.

L a C i u r m a

Alcuni membri della ciurma sono passati a miglior vita. Aggiorneremo presto con le New Entries!
- Garash RIP
- Nadeje Del Mar
- Davy Jones
- Boingo, detto Zio Bezzie RIP
- Lothayr RIP
- Tom, soldato Biancaneve
- Landros

C a t e g o r i e s

antefatto
isola misteriosa 01
isola misteriosa 02
isola misteriosa 03
isola misteriosa 04
isola misteriosa 05

A r c h i v e

oggi
ottobre 2007
settembre 2007

L a s t C o m m e n t s

Virgi in Ghiaccio e Fiamme
Dairon in Ghiaccio e Fiamme
Virgi in Ghiaccio e Fiamme

R e c l a m a t i D a l M a r e

I componenti della ciurma che ci hanno lasciato.

- Lothayr
- Boingo
- Davy Jones

I n c o n t r i I n t e r e s s a n t i

I png che hanno affiancato i protagonisti.
- Lorcan

F r a s i C e l e b r i E T a g B o a r d

-I fantasiosi processi mentali di Boingo:
Dobbiamo cercare una roccia dalla forma spaventosa...le tempeste sono spaventose...cerchiamo una roccia a forma di tempesta!

- Tom, Soldato Biancaneve: 6+2...=7!!



I l F o r u m

Dedicato ai giochi di ruolo.

Mangiasogni

I l b l o g

Pensieri personali dei giocatori e riassunti di vecchie avventure.

Le memorie dei Mangiasogni

I n R e a l

Il corpo e l'anima della ciurma nella realtà.

- Miki, il Master
- Virgi, Nadeje
- Ricca, Lora
- Stefano, Boingo e Soldato Biancaneve
- Fabrizio, Davy Jones
- Simone, Syrio
- Edoardo, Lothayr

I l P a n t h e o n

Le divinità che popolano il piano materiale

O g g e t t i, F a t t i I n t e r e s s a n t i

Particolari curiosi sui personaggi e sugli oggetti in loro possesso.

Lo c a t i o n s

I porti del tesoro.
- L'isola del rituale: uno strano sputo di terra da dove comincia la storia...

L a N a v e

L'Olandese Volante: una nave, un perchè.

L'Olandese Volante è un astruso galeone su cui si ignora qualsiasi norma igienica. Considerato che il capitano è un polipo con una gamba di legno che usa i suoi tentacoli come porta oggetti, e che la ciurma oramai ha inglobato nel suo stesso corpo svariati oggetti d'arredamento e non, non stupisce se la nave stessa al 90% composta da alghe e da sospetti ritrovati marini. L'Olandese Volante dovrebbe essere ciò che si definisce una "robusta imbarcazione". Resiste alle tempeste, agli arrembaggi, all'umido e alla salsedine. Purtroppo pare non sia stata brevettata per gli incontri sottomarini: un enorme granchio riesce con facilità a provocare una giganesca falla.Mentre tutto l'equipaggio si getta eroicamente in mare, L'Olandese cola a picco.

B l o g s // L i n k s

B a n n e r s

Heart Desire Graphics Wiz-Arts // The Maze Harry Potter Forum FF.biz // Archivio di Fanfictions

Metti qui altri banner dei siti amici!!!

C r e d i t s

[Template+ArtWork] Wiz-Arts
[Image] Google
[Brushes] SpyGlass
[Distributed by] Heart Desire + Queen Graphics

Linkami!!!



  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

D i s c l a i m e r

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001